Minacce a Como e chat violente: protesta o rischio eversivo?
Gli inviti a incendiare e devastare riportati nelle conversazioni online impongono un approfondimento. Dai fatti del Comasco alle indagini di Padova: cosa sappiamo e come prevenire le violenze.

Immagine illustrativa generata con intelligenza artificiale. La scena è immaginaria e non documenta fatti realmente avvenuti a Como o Milano.
Aggiornato al 20 ottobre 2026.
«Dobbiamo bruciare Como!». La frase riportata da La Provincia porta anche nel territorio comasco la preoccupazione per le minacce diffuse nelle chat dopo le devastazioni di Milano. Secondo il quotidiano, alcuni gruppi WhatsApp sono stati utilizzati per raccogliere adesioni a possibili azioni contro la città. La Digos ha avviato accertamenti per identificarne i promotori e valutare la serietà degli annunci. Fonte: La Provincia.
Quando si passa dalla contestazione alle chiamate a raccolta per distruggere, la questione riguarda la sicurezza delle persone e la possibile preparazione di reati. Occorre capire chi scrive, quali intenzioni abbia e se disponga della capacità di realizzarle.
La domanda sull’eventuale rischio eversivo merita attenzione. Per rispondere servono prove su organizzazione, collegamenti e finalità.
Minacce a Como: scuole e negozi nelle conversazioni
Nella ricostruzione de La Provincia, le chat contengono riferimenti a oggetti offensivi e attività commerciali da prendere di mira. Compaiono anche possibili attacchi a istituti scolastici, con citazioni del Setificio, del Teresa Ciceri e del Volta. Il quotidiano descrive inoltre tentativi di limitare la diffusione all’esterno dei messaggi. Si tratta di contenuti riportati dalla stampa, la cui attribuzione e concretezza restano oggetto degli accertamenti.
La presenza di questi messaggi richiede una risposta preventiva. Non consente però di considerare ogni iscritto al gruppo un partecipante al progetto: una conversazione può comprendere promotori, curiosi, oppositori e persone entrate per segnalare quanto sta accadendo.
Il punto investigativo è individuare le responsabilità e verificare il passaggio dalle parole alla preparazione concreta.
Padova: le chat hanno già portato a perquisizioni
Il caso di Padova dimostra perché gli incitamenti online vadano esaminati prima delle manifestazioni.
Il 15 ottobre, secondo ANSA, la Digos ha eseguito otto perquisizioni delegate dalla Procura per istigazione a delinquere. Gli investigatori ritenevano che nelle chat di una comunità WhatsApp si stessero pianificando azioni violente: incendi, saccheggi e un attacco alla Questura. Sono stati sequestrati telefoni e altri oggetti; alcune utenze sono risultate utilizzate da minorenni. Fonte: ANSA.
È un dato rilevante perché riguarda una presunta preparazione precedente al corteo. Le responsabilità penali devono ancora essere accertate, ma l’attività preventiva è documentata.
La Rai ha poi descritto la manifestazione padovana del 16 ottobre come partecipata e pacifica. Individuare chi prepara violenze contribuisce anche a proteggere il diritto degli altri a manifestare.
Post e commenti: organizzazione e radicalizzazione
Le piattaforme digitali possono accelerare la formazione di gruppi, la circolazione degli appelli e l’emulazione di episodi avvenuti altrove.
Sky TG24 ha documentato gli annunci di mobilitazione permanente del “Movimento 17 ottobre” e contenuti che presentano la distribuzione di merce saccheggiata come “esproprio proletario”. Giustificare politicamente un saccheggio può contribuire a renderlo accettabile agli occhi di chi partecipa alla conversazione: è un possibile meccanismo di radicalizzazione da esaminare. Fonte: Sky TG24.
Le chat restituiscono però posizioni diverse. Il Corriere della Sera riporta sia messaggi che giustificano saccheggi contro grandi imprese sia interventi contrari alla violenza. Per il gruppo osservato dalla testata, non sembrano emergere collegamenti con gli autori delle devastazioni. La condivisione di un nome o di un canale non dimostra una direzione comune.
L’ipotesi di un coordinamento criminale richiede riscontri su persone, comunicazioni e azioni.
Protesta, eversione e terrorismo: cosa distingue questi fenomeni
L’articolo 17 della Costituzione riconosce il diritto di riunirsi pacificamente e senza armi. Proteggere questo diritto e impedire aggressioni e devastazioni sono entrambi compiti dello Stato.
Per parlare di associazione sovversiva, l’articolo 270 del codice penale richiede un’associazione diretta e idonea a sovvertire violentemente gli ordinamenti economici o sociali oppure a sopprimere violentemente l’ordinamento politico e giuridico dello Stato. Riferimento normativo.
La finalità terroristica, definita dall’articolo 270-sexies, richiede condotte capaci, per natura o contesto, di arrecare grave danno a un Paese o a un’organizzazione internazionale, insieme a finalità specifiche: intimidire la popolazione, costringere i poteri pubblici o destabilizzare strutture fondamentali. Riferimento normativo.
Una minaccia di incendio è grave e va verificata. La sua qualificazione come terrorismo dipende dall’accertamento di tutti questi elementi.
Le informazioni pubbliche esaminate sulle attuali minacce contro Como giustificano indagini rigorose, ma non dimostrano ancora l’esistenza di un sistema eversivo nazionale.
Esistono collegamenti con il jihadismo?
Nel Comasco esiste un precedente recente e distinto. Il 7 agosto 2026 è stato arrestato un sedicenne residente in provincia di Como, accusato di partecipazione ad associazione con finalità di terrorismo internazionale. La Rai riferisce che l’indagine aveva individuato propaganda dell’ISIS, contenuti neonazisti e interazioni con soggetti organici a Daesh. Nelle fonti consultate non emerge un collegamento fra questa vicenda e le attuali chat contro Como. Fonte: Rai News.
Un dossier della Camera che riassume la relazione sulla sicurezza descrive inoltre radicalizzazioni digitali con elementi ideologici misti, anche suprematisti e jihadisti. È un fenomeno da monitorare, senza attribuirlo automaticamente a ogni gruppo violento. Fonte: Camera dei deputati.
L’origine straniera, una storia familiare migratoria o una fede religiosa non dimostrano adesione al jihadismo. Per sostenere un collegamento servono riscontri su contatti, propaganda, sostegno o attività riconducibili a organizzazioni estremiste.
Individuare, sorvegliare e anticipare le violenze
La prevenzione deve concentrarsi sulla concretezza delle minacce e sulle responsabilità individuali. Un’analisi operativa dovrebbe verificare:
I promotori: chi formula gli appelli e cerca adesioni.
Gli obiettivi: se vengono individuate persone, scuole o attività da colpire.
La preparazione: disponibilità di mezzi offensivi e comportamenti coerenti con le minacce.
I collegamenti: eventuali rapporti operativi fra gruppi e città.
L’attendibilità: autenticità, contesto e attribuzione dei messaggi.
Il monitoraggio delle fonti pubbliche e le attività investigative riservate previste dalla legge possono contribuire a ricostruire questi elementi. Le operazioni sotto copertura e gli strumenti intrusivi competono agli organi autorizzati, nei casi e con le garanzie stabiliti dall’ordinamento.
La protezione di scuole, commercianti e cittadini deve accompagnarsi alla conservazione delle prove e alla verifica tempestiva delle segnalazioni.
Informazioni verificate per proteggere il territorio
Accanto agli incitamenti oggetto d’indagine circolano messaggi privi di conferme. Diverse cronache del 20 ottobre descrivono come non riscontrati avvisi su imminenti incendi alle università e aggressioni a Milano. La diffusione di una catena dimostra che il messaggio circola, non che il piano annunciato esista.
Per Como occorre accertare rapidamente chi abbia promosso le minacce, quali collegamenti abbia e se stia preparando azioni concrete. Le istituzioni devono poter intervenire prima che si producano danni, comunicando informazioni verificate.
Il diritto di protestare va tutelato. Gli inviti a incendiare, aggredire e saccheggiare richiedono indagini e prevenzione. L’eventuale finalità eversiva o terroristica deve essere accertata attraverso le prove.
Fonti e riferimenti
Analisi delle fonti pubbliche disponibili al 20 ottobre 2026. I contenuti delle chat sono quelli riprodotti dalle testate; non è stato effettuato accesso diretto alle conversazioni private complete. Le ipotesi investigative non equivalgono a condanne.

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