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Chi è Renato Perrotti: non un semplice uomo della Folgore, ma leader e padre delle capacità RAO italiane


Nel panorama delle Forze Armate italiane, quando si parla di capacità specialistiche operative, ricognizione avanzata e acquisizione obiettivi a livello internazionale, pochi nomi risuonano con altrettanta autorevolezza di Renato Perrotti. Non è semplicemente un veterano della storica Brigata Paracadutisti “Folgore”: è un leader

visionario che ha contribuito in modo sostanziale alla creazione e allo sviluppo del 185° Reggimento Paracadutisti Ricognizione e Acquisizione Obiettivi “Folgore” (RAO) — un reparto d’élite dell’Esercito Italiano con vocazione specialistica e capacità operative avanzate.

Oggi, averlo nel nostro corpo docente è un onore straordinario, perché porta esperienze e competenze difficilmente riscontrabili altrove: frutto di anni di servizio in unità ad alta specializzazione e di partecipazione in scenari operativi reali.


Una visione oltre il battaglione: il profilo di Renato Perrotti

Renato Perrotti è Generale in congedo dell’Esercito Italiano, specializzato in artiglieria paracadutista e con un’approfondita esperienza nella dottrina di ricognizione e

acquisizione obiettivi. Il suo percorso di carriera lo ha portato a diventare una delle figure di riferimento nella trasformazione del 185° Reggimento RAO “Folgore”, dalla sua fase iniziale di ricostituzione nel ruolo specialistico fino alla piena inclusione tra le capacità operative avanzate della Forza Armata.

Mentre molte pubblicazioni si soffermano sulla storia del reggimento, la visione strategica di Perrotti nel comprenderne e guidarne l’operatività futura è un elemento spesso citato da veterani e specialisti, soprattutto nella definizione dei profili di addestramento e delle dottrine di impiego di operatori destinati ad agire oltre le linee convenzionali.


Il 185° Reggimento RAO “Folgore”: missione e vocazione strategica

Il 185° Reggimento Paracadutisti Ricognizione e Acquisizione Obiettivi “Folgore” è oggi uno dei reparti specialistici dell’Esercito italiano, riconosciuto per la sua vocazione di intelligence tattica e operazioni speciali. Nato formalmente nel 2004 dalla riorganizzazione dell’originario 185° Reggimento Artiglieria Paracadutisti, il RAO ha ereditato non solo la bandiera ma anche l’attitudine storica di ricognizione profonda, osservazione e operazioni in isolamento, ruoli critici nelle operazioni moderne.

Il Reggimento opera su un ampio spettro di capacità investigative e di fuoco coordinato, che comprende:

  • Ricognizione avanzata in ambienti ostili e complessi.

  • Acquisizione obiettivi e guida terminale del fuoco (terminal guidance) per assetti terrestri, aerei e navali.

  • Inserzioni oltre le linee nemiche in completo isolamento tattico, tipiche di operazioni di Tier 2 e superiori.

Queste capacità richiedono un addestramento rigoroso di circa due anni, con la selezione e il conferimento del brevetto di “Acquisitore Obiettivi”, che attesta competenze di livello avanzato per operare nelle zone più critiche di un teatro operativo.


I grandi teatri operativi del RAO: dall’Afghanistan all’Iraq e oltre


Una delle caratteristiche principali del 185° RAO è l’impiego in missioni internazionali e operazioni di coalizione in scenari critici, a fianco di contingenti NATO e partner. Tra i principali teatri operativi in cui la capacità RAO ha operato — e che costituiscono il bagaglio esperienziale inderogabile anche per gli ufficiali e i formatori come Perrotti — troviamo:

🔹 Afghanistan

Il RAO ha avuto una delle presenze più durature nei teatri internazionali proprio in Afghanistan. Dal 2003 per oltre un decennio, distaccamenti del 185° sono stati impegnati nella Task Force Victor, operando in regioni strategiche come Herat, Khost e la valle di Surobi, all’interno del Train Advise Assist Command West guidato dall’Italia. In questo contesto gli operatori hanno svolto attività di ricognizione, sorveglianza e acquisizione obiettivi su un territorio vasto e complesso, con avanzate procedure di raccolta informazioni che hanno influenzato le strategie di coalizione.

🔹 Iraq

Il contributo italiano alle operazioni in Iraq — in particolare nell’ambito di Operation Ancient Babylon a partire dal 2003 — ha visto la partecipazione di elementi specialistici formati anche secondo il profilo RAO. L’intento era quello di fornire ricognizione, sorveglianza e supporto tattico di alta precisione in un ambiente operativo ad alto rischio, con obiettivi che spaziavano dall’identificazione di target strategici al supporto alle forze locali e alle missioni di stabilizzazione.

🔹 Macedonia – Operazione “Amber Fox”


Già nei primi anni 2000, il 185° RAO partecipò all’Operazione Amber Fox in Macedonia (2001), una missione NATO mirata alla stabilizzazione del Paese dopo i conflitti etnici. In questa occasione, la componente del reggimento impiegata era focalizzata su raccolta informazioni e supporto tattico, mostrando come le unità RAO potessero operare efficacemente in missioni di peace enforcement e supporto diplomazia militare internazionale.

🔹 Mali e Task Force Takuba

Negli anni più recenti, le missioni internazionali antiterrorismo e di stabilizzazione in Africa — tra cui Task Force Takuba in Mali — hanno visto la partecipazione di unità italiane, inclusi elementi del RAO accanto ad altre forze speciali come i “Col Moschin” e GOI. Questi impieghi riflettono la capacità di operare in scenari di conflitto moderno con un approccio ibrido, dove ricognizione profonda e acquisizione obiettivi supportano l’efficacia delle operazioni su obiettivi complessi.

Ognuna di queste missioni ha contribuito a consolidare l’esperienza operativa degli operatori RAO, e ha formato parte del background professionale che oggi influisce anche sul metodo didattico portato in aula da docenti esperti come Perrotti.


Esercitazioni multidominio: il futuro delle operazioni combinate

Oltre ai teatri operativi reali, il 185° RAO si allena costantemente secondo scenari multi‑dominio e interoperabili con diverse Forze Armate:

🔸 Moth I (2025) — una complessa esercitazione che ha testato l’integrazione di capacità in terra, aria, acqua, cyber e spazio, coinvolgendo assetti come elicotteri NH‑90, velivoli Eurofighter, droni MQ‑9, sezioni di supporto elettronico e unità di intelligence interforze.

🔸 Mantide 2022 — un’esercitazione tra Toscana ed Emilia‑Romagna che ha simulato ricognizioni a lungo raggio, azioni dirette e guida del fuoco in ambiente ibrido con partecipazione di assetti come NH‑90, CH‑47, osservatori JTAC, velivoli aggressor e team internazionali.

Queste attività addestrative non solo consolidano competenze tecniche e tattiche, ma anche l’interoperabilità con partner NATO e alleati, elemento essenziale per l’efficacia delle future missioni.


Il valore aggiunto di Renato Perrotti come docente

In un mondo in cui la sicurezza internazionale è sempre più complessa e interconnessa, imparare da chi ha contribuito a costruire e guidare capacità operative speciali è un privilegio raro. Renato Perrotti porta in aula non solo teoria, ma conoscenza strategica, esperienza operativa e comprensione reale delle dinamiche che regolano le operazioni di ricognizione e acquisizione obiettivi.

I suoi interventi didattici forniscono:✔ Approfondimenti sulla dottrina operativa RAO,✔ Analisi di casi reali tratti da missioni internazionali,✔ Comprensione delle sinergie tra intelligence, ricognizione e fuoco terminale,✔ Visione tattica e strategica delle operazioni contemporanee.

Avere un docente con questo livello di esperienza significa offrire ai nostri corsisti una comprensione profonda delle minacce e delle risposte operative moderne: un valore aggiunto per chiunque aspiri a operare in ambiti di sicurezza, antiterrorismo e difesa nazionale.


Conclusione


Renato Perrotti non è semplicemente un veterano della Brigata Paracadutisti “Folgore”: è stato e rimane una figura chiave nella storia operativa e dottrinale del 185° Reggimento RAO “Folgore”, un reparto che rappresenta l’eccellenza della capacità italiana di operare in scenari complessi con competenze di Tier 2 e superiori.

Le missioni in Afghanistan, Iraq, Macedonia e oltre, così come le esercitazioni multidominio più recenti, dimostrano come l’Italia abbia sviluppato una capacità specialistica che combina ricognizione profonda, raccolta intelligence tattica e guida terminale del fuoco — competenze che oggi vengono trasferite ai nostri studenti grazie a docenti di altissimo profilo come Perrotti.

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